Di Chiara Di Martino

Introduzione al seminario

La colonna vertebrale è la parte di noi che non vediamo: è la zona del corpo che possiamo definire la parte “ombra dell’io”. Nella vita quotidiana la parte visibile dell’io è quella frontale. E noi ci identifichiamo in questa parte anteriore, che in un certo senso forma il nostro “io”. Nella parte posteriore mettiamo ciò che non vogliamo vedere, sovente senza elaborare le esperienze negative che vogliamo solo nascondere. Possiamo dire che essa diventa la “parte fisica” del nostro inconscio e che contribuisce a determinare inconsapevolmente la nostra vita senza che se ne abbia coscienza. Agiamo e reagiamo in base a quanto abbiamo accumulato (samskara si dice nella filosofia indiana e ombra nel linguaggio psicanalitico, il primo che lo usa è Carl Jung).

Per diventare coscienti, consapevoli e integri, comprendere noi stessi e gli altri, dobbiamo impegnarci a conoscerci nella nostra interezza, dobbiamo “vedere” la nostra ombra, permetterci di ruotare e osservare l’immagine dietro di noi, che in realtà è dentro di noi. Dobbiamo sviluppare buddhi, la capacità discernente, per raggiungere l’unione con la nostra natura, la nostra essenza spirituale, dissipando il velo di maya (illusione) creato dai nostri condizionamenti personali e sociali. Lo yoga, che è anche psicologia, ci può aiutare a fare questo. E ci aiuta a farlo sviluppando, come dice la maestra Dona Holemann, una visione ed un’attenzione periferica, a 360°. Sul piano della pratica yoga, lavorare sulla schiena permette allora di relazionarci con “l’altra parte del nostro io”.

Se con gli occhi fissiamo un punto preciso creeremo un focus preciso ma noteremo una certa rigidità del viso, inevitabilmente la vista diviene il senso predominante e il raggio di visione limitato; ma se immaginiamo di osservare con gli angoli più esterni degli occhi, come se arrivassero alle orecchie, il viso si ammorbidisce, come in un sorriso, siamo più
rilassati, la percezione si espande, quasi istintivamente coinvolgiamo gli altri sensi, ciò che non possiamo vedere con l’occhio fisico, lo captiamo e “vediamo” anche dietro e dentro di noi con gli occhi silenziosi del cuore”.

La prima struttura che si forma nell’embrione è la colonna vertebrale: vero e proprio asse portante della nostra struttura, da cui si dirama tutto il resto del tronco fino agli arti. Il passaggio da “quattro zampe” a “due piedi” ha comportato, non solo sul piano fisico, una rivoluzione, e che ancora oggi crea scompensi di assetto strutturale soprattutto nei momenti di rapido sviluppo. Le scogliosi si evidenziano nel passaggio alla pubertà quando muscolatura e struttura ossea crescono con tempi differenti: ecco che in pochi mesi, la colonna vertebrale che disegna un’armonica alternanza tra cifosi e lordosi, subisce torso-flessioni che determineranno cambiamenti di equilibri e modalità respiratorie che rischiamo di mantenere per il resto della vita.

I grandi maestri affermano che la colonna può essere paragonata ad uno strumento musicale e che attraverso la pratica yoga accordiamo il nostro corpo affinché il suono della salute e dell’armonia, dell’equilibrio e della gioia, possa scorrere nella nostra vita. La buona notizia è che siamo in continua evoluzione e quindi con la pratica modifichiamo l’atteggiamento fisico e psichico. Il grande valore dello yoga è proprio questo: con lo studio dei testi e l’aderenza ai principi etici produciamo effetti psico-somatici, con il lavoro sottile e preciso attraverso gli asana e il pranayama otteniamo effetti psicofisici riequilibranti, concentrazione e meditazione ci conducono alla consapevolezza della nostra essenza profonda. Con gli asana e l’onda del respiro creiamo allineamenti e allungamenti controllati e progressivi il cui effetto è rilassare e rinforzare la muscolatura in modo da scaricare il peso sopportato dalle vertebre, con una postura errata, verso la terra per effetto della “forza anti-gravitazionale” che scorre nella colonna vertebrale dalla vita in su.

Come dice Vanda Scaravelli: “la forza di gravità sotto i nostri piedi rende possibile l’estensione della parte superiore della colonna e questa estensione ci consente di liberare la tensione tra le vertebre. La gravità è come un magnete che ci attiva verso la terra, ma questa attrazione non si limita a tirarci verso il basso, ci consente anche di allungarci nella direzione opposta, verso il cielo. La nostra pratica yoga diventa la connessione, attraverso di noi, “tra la Terra e il Cielo”.

Con la pratica porteremo l’attenzione al muscolo Psoas, detto anche Ileopsoas, considerato il muscolo dell’anima, per aiutare a superare ansia e paura. La psicoterapeuta Liz Koch sostiene che questo muscolo è il nucleo più profondo del nostro corpo, mantenerlo sano e forte ha effetti benefici sia a livello fisico sia a livello psichico. Esso incarna il nostro desiderio di sopravvivenza e la nostra volontà di prosperare: è grazie al collegamento fra la colonna vertebrale, in cui origina, e le gambe, in cui termina, che siamo arrivati alla postura eretta su due piedi. Lo psoas è inserito nel diaframma, il muscolo della respirazione e quando impariamo a respirare correttamente e profondamente possiamo rallentare e calmare il respiro che rilassa tutto il nostro corpo. Ansia e paura spesso si manifestano con una respirazione accelerata; se diaframma e psoas funzionano bene e se impariamo ad essere consapevoli della loro esistenza e localizzazione, possiamo imparare a sfruttarli efficacemente per il nostro benessere, e questo perché lo psoas avrebbe un legame diretto con la parte più antica del nostro cervello denominato “rettiliano” che regola i nostri istinti.

LEZIONE – SEMINARIO DI APPROFONDIMENTO : SABATO 7 OTTOBRE ORE 10-12

Contributo per persona : € 30
Info e iscrizioni : Chiara 346.1279407