Di Maddalena Caccamo Bertolino

In questo approfondimento, vorrei dare delle linee guida su questo aspetto importantissimo nello yoga. Dharana – concentrazione è un aspetto determinante anche per la nostra vita quotidiana, che dovrebbe ispirasi ed evolversi applicando lo yoga giorno per giorno; portandoci poco a poco da una situazione di dispersione delle nostre energie ad una  progressiva concentrazione delle nostre facoltà.

In questa relazione cercherò di dare un’idea e alcune linee-guida sulla definizione di Dharana in alcuni importanti testi di riferimento per chi pratica e “studia” lo yoga.

Vorrei fare una premessa: questo argomento mi è particolarmente caro per la mie esperienze, del tutto personali, per gli studi, per gli incontri fatti lungo il cammino di ricerca.

DEFINIZIONE

Il processo di concentrazione profonda agisce su tutto l’essere, su tutto l’individuo creando un progressivo cambiamento, una trasformazione. Molto ci sarebbe da dire riguardo ai processi fisici, fisiologici, bio-chimici e psicologici che avvengono in noi con la pratica di dharana. 

Dharana: 1. l’atto di mantenere o sostenere.  2. l’atto di portare.  3. l’atto di preservare o proteggere.  4. l’atto del ricordare ql.co., memoria in generale.  5. concezione…   6. concentrazione ….   7. fermezza, stabilità, fissità.    8. ingiunzione, regola o precetto stabilito”.

“Glossario di sanscrito”, ed. Mother Sai Publications, p. 358

“Dharana: concentrazione… Secondo la definizione di Patanjali la D. consiste nella fissazione del pensiero in un solo punto… I luoghi su cui la mente deve fissarsi sono (secondo Vyasa) la regione ombelicale, il loto del cuore, la luce della testa… la punta del naso, la punta della lingua o un oggetto “esterno” come per esempio un’immagine divina… lo scopo… non…  solo quello di arrestare le funzioni mentali, ma anche… comprendere la vera natura dell’oggetto su cui la mente si fissa…”.

Stefano Piano, “Enciclopedia dello yoga”, ed. Promolibri, p. 93.

“Dharana: una forma di meditazione uni-versa, o contemplazione di un’immagine, o ancora di visualizzazione mentale, di una divinità; dalla radice dhr “tenere”…”.

M. e J. Stutley, “Dizionario dell’induismo”, ed. Ubaldini Editore Roma, p. 110.

“La prima fase della Samyama è Dharana, Dhar è radice indoeuropea collegata con la radice latina Fir- in Firmo, Firmitas ecc., che esprime la facoltà di mantenere il fuoco mentale assolutamente fermo, graniticamente fermo su un solo obiettivo. Nello Hatha Yoga questo obiettivo scelto dentro il corpo. Se il Dharana è riuscito bene la percezione si estende dalla parte fisica dell’organo alla parte sottile. Esiste un’infinità di Dharana, ma cinque di essi sono classici e si chiamano Panchadharana-Mudra… “.

Ugo Plez, “Yoga giorno per giorno”, ed. MEB, pp. 132 ss.

“… da Swami Vivekananda che cita Patanjali:  “Dharana vuol dire mantenere la mente su qualche oggetto particolare. La concentrazione è lo stato in cui la mente si fissa su un oggetto, sia nel corpo, sia all’esterno, e rimane in questo stato.” ….Ma quando la mente arriva a mantenersi in questo stato per qualche tempo, è Dhyana, la meditazione…”.

“Dharana è ciò che porta, ciò che sostiene… doppio significato di sostegno e di mantenimento (la si ritrova nel termine dharma, nel senso di ciò che “sostiene” un’esistenza… ekagrata, processo dinamico di riunificazione della mente messo in atto nella dharana, significa esattamente “il fatto di avere un solo scopo”, aggiungendovi una sfumatura di affinamento, di punta sottile (agra).”.

F.N.E.Y., “Raja-yoga. La concentrazione (Dharana)”, ed. Promolibri Magnanelli, p. 94 e p. 201.

“…E’ importante capire bene che il ritiro dai sensi, la concentrazione, la meditazione e la contemplazione (samadhi) costituiscono una sequenza attiva, un tutto unico e coerente… Tuttavia, non si può dire con certezza dove cominci la concentrazione e dove finisca il ritiro dai sensi, nè dove comici la meditazione e dove finisca la concentrazione… questi diversi movimenti compaiono simultaneamente ad una data velocità, mentre il saggio è seduto e pratica l’arte dell’interiorizzazione…”.

Goswami Kriyananda, “La scienza spirituale del Kriya Yoga”, ed. Amrita, p. 27

YOGA SUTRA E DHARANA (PATANJALI)

“Lo yoga è l’inibizione delle funzioni metalli” (Cfr. commento).

Patanjali, “Aforismi dello yoga”, ed. Magnanelli, I – 2, p. 25.

“L’attenzione è la localizzazione della mente”  (Cfr. commento).

Patanjali, “Aforismi dello yoga”, ed. Magnanelli, III – 1, p. 102.

In un’altra traduzione dei Sutra, si scrive: 

“Lo yoga è la capacità di dirigere la mente esclusivamente verso un oggetto e di mantenere quella direzione senza alcuna distrazione” (Cfr. commento).

T.K.V. Desikachar, “I fondamenti dello yoga. Una prima lettura dello yoga sutra di Patanjali”, ed. Campanotto Editore, I – 2, p. 20.

“Ci sono otto aspetti dello yoga: 1. Yama- …  6. Dharana – la capacità di dirigere la mente…” .

Ibidem, II – 29, p. 64.

“Ora la mente è pronta per essere diretta verso uno scopo prescelto”.

Ibidem, II – 53, p. 79.

Nel terzo capitolo , Vibhutipada (capitolo sui “poteri” o “manifestazioni miracolose”), viene descritta… “…la capacità della mente di raggiungere uno stato libero da distrazioni attraverso le pratiche descritte nei primi due capitoli.

Una mente siffatta può esplorare profondamente oggetti e concetti… Sorge allora nella persona una capacità di conoscere gli oggetti in una dimensione prima sconosciuta…”.

Ibidem, p. 81.

“La mente raggiunge la capacità di essere diretta (dharana) allorquando è possibile indirizzarla verso un oggetto prescelto nonostante l’esistenza di tanti altri potenziali oggetti alla portata della persona”.

Ibidem, III – 1, p. 82.

“Quando questi tre processi (dharana, dhyana e samadhi) sono applicati continuamente ed esclusivamente allo stesso oggetto, la pratica si definisce samyama”.

Ibidem, III – 4, p. 83-84

“Il samyama su un oggetto prescelto porta a una conoscenza completa dell’oggetto stesso in tutti i suoi aspetti”.

Ibidem, III – 5, p. 84.

“Il samyama deve essere sviluppato gradualmente”.

Ibidem, III – 6, p. 84.

Dharana, portando ad una conoscenza più profonda e sottile, può permettere l’insorgere di capacità straordinarie, poteri (siddhi), ma questo non è lo scopo.

Bisogna andare oltre a questo rischio di “orgoglio spirituale”, altrimenti la ricaduta nell’Ego sarebbe ancora più profonda e contraria al cammino e alle aspirazioni di un sincero praticante yoga.

MODALITA’ E SUPPORTI

Ora, compresa l’importanza della concentrazione per lo yoga, i suoi potenziali effetti e la sua durata, come avviene esattamente?

Su cosa ci concentriamo?

In realtà potremmo concentrarci su qualsiasi oggetto da noi scelto (di fatto nella vita di tutti i giorni spesso è grazie alla concentrazione che riusciamo a compiere delle azioni, lavori, apprendimenti, ecc.), ma lo yoga indica, propone, consiglia alcuni oggetti specifici con altrettante specifiche caratteristiche.

In particolare, secondo T.K.V. Desikachar (figlio e allievo del padre, Krishnamacharya), l’oggetto (DESHA) su cui la mente possa appoggiarsi deve essere SHUBHA (benefico per la persona) + ABHIMATA (accettabile, di interesse per la persona).

“Una volta che questa scelta è stata fatta, l’accesso a dhyana rappresenta molto semplicemente la tappa successiva… Bisogna anche dire che desha, vale a dire l’oggetto scelto… influenza la persona …”.

F.N.E.Y., “Raja – Yoga. La concentrazione (Dharana)”, p. 13.

Ora, comprese, le caratteristiche dell’oggetto, esso può divenire dunque un “supporto”, un appoggio per la mente, che tenderà a “fondersi” con l’oggetto, fino all’identificazione e al divenire l’oggetto stesso.

A seconda delle diverse tradizioni, a partire da Patanjali stesso, i supporti-oggetto possono essere ESTERNI -INTERMEDI-INTERNI.  

Supporti ESTERNI: 

– yantra

– mandala

– luce della candela

– elementi della natura

– immagine (riproduzione di…) divina

La fissazione dello sguardo su un’immagine esterna al soggetto (tratak) migliora anche la vista, stimola il cervello attraverso il nervo ottico. (vedi libro già citato F.N.E.Y., pp. 101 ss.)

Supporti INTERMEDI:

– simboli

– suoni, mantra

– punta del naso                    

– punto di convergenza delle due soppraciglia

Supporti INTERNI:

– immagine mentale divina

– parti del corpo (es. classico, Pancha Dharana, sui primi cinque chakra e rispettivi           elementi come nella “Yogatattva – upanisad, 84-100, o nei vari Sutra del terzo libro di Patanjali, ecc.).

DURATA

La durata della pratica è ovviamente legata alle possibilità e capacità di ognuno di noi, ma i testi forniscono comunque alcune indicazioni.

” (Amrtanada-upanishad)… 8. E, se gli esercizi di respirazione consumano così i demeriti, l’attenzione concentrata lo realizza ancora meglio: grazie a lei il peccato è annientato….

(Vengono espresse tuttavia alcune precisazioni hathayogiche riguardo alla postura e alla durata):

22. Sarà allora avveduto mantenersi immobili, senza tremare, la schiena ben dritta, senza guardare nè in alto, nè in basso, nè di lato, praticando lo yoga con costanza;  23. se l’attenzione concentrata non dura che sette o otto misure (nei casi ordinari, al di fuori dello yoga), lo Yoga… deve durare dodici misure”.

F.N.E.Y., “Raja – Yoga. La concentrazione (Dharana)”, p. 23.

L’Agni-Purana… la dharana… dura per tutto il tempo in cui lo yogin può conservare la mente fissa sullo stesso oggetto. Si tratta quindi di un’azione mentale legata alla temporalità. Se la sua durata (normale) viene moltiplicata per dodici, dharana diventa dhyana che, se a sua volta è moltiplicata per dodici, diventa samadhi… Una dharana prolungata può, di fatto, approfondirsi, acquietrasi in uno 

stato di dhyana che, esso stesso, terminerà in samadhi”.

Ibidem, p. 39.

Secondo il Kurma-purana, se vi concentrate su un solo punto per 12 secondi, è dharana (concentrazione). Dodici di queste dharana, cioè 144 secondi, saranno dhyana (meditazione). Dodici di queste dhyana, cioè circa 25 minuti, saranno samadhi. La concentrazione può anche essere diretta su un’immagine mentale di Dio”. Swami Sivananda Saraswati…

Ibidem, p. 63.

“I testi antichi indicano che quando rimanete concentrati su un qualsiasi oggetto per 12 secondi, in termini tecnici si tratta di concentrazione vera e propria: la mente, in quei 12 secondi, non deve essere disturbata da alcun altro pensiero secondario, di qualsiasi natura…”.

Goswami Kriyananda, “La scienza spirituale del Kriya Yoga”, ed. Amrita, p. 272.

ALTRE FONTI

Vorrei ancora aggiungere che, cercando di approfondire il concetto di Dharana, ho letto altri testi e vari altri autori oltre a quelli citati prima.

Cerco qui di elencarne alcuni, per chi voglia eventualmente consultarli. 

Se le indicazioni non sono sufficientemente precise, per quel che posso io sono a disposizione!   Dove non ho indicato il testo di riferimento, ma solo l’autore è perché la lettura è stata varia, di vari testi e/o frammenti. Dove invece ho indicato le pagine è perché in quei passi in particolare si parla di Dharana.

TESTI INDIANI ANTICHI

– Svatmarama, “Hatha-yoga Pradipika”, ed. Promolibri, in particolare p. 37, p. 85 (sambhavi mudra), p.92.

– “Gheranda-Samhita”, p. 26 (pancha- dharana), pp. 66-69.

– “Siva-Samhita”, pp. 21-23 (molteplicità di vedute, rischio di confusione-dispersione), p. 51-52 (12 pranayama=dharana, durata ghatika citca 30′), p.57, p.79.

– Hari Prasad Shastri, “Il mondo dentro le mente” (Yogavasistha), p. 53, p. 57.

– Bhagavad-Gita, Mahabharata, Ramayana.

– Yogatattva Upanisad.

AUTORI MODERNI E CONTEMPORANEI

– Paramahansa Yogananda, con  Lahiri Mahasaya, Sri Yukteswar, Kriyananda e Goswami Kriyananda, “La scienza spirituale del Kriya yoga”, p. 271 ss. 

– Ananda Moi Ma, Sri Devi Daya Mata, Amma.

– Vivekananda, “Yoga pratici”, ed. Ubaldini Editore, p. 217.

– Sri Aurobindo e Mère.

– Satyananada, “Dinamica dello Yoga”, ed. Satyananda Yoga ashram, p. 151 (Antar Mouna- Chidakash Vidya), p. 167 (Chidakash Dharana).

– I.K. Taimni, “La Scienza dello yoga”, ed. Ubaldini Editore.

– T.K.V. Desikachar, “Yoga e religiosità”, ed. Mediterranee, p. 164-165.

– Krishnamacharya, Krishnamurti, Osho, R. Maharishi, Sivananda.

– Thich Nhat Hanh.

– Gandhi.

– Sri Sathya Sai Baba.

– B.K.S., “L’Albero dello Yoga”, ed. Ubaldini Editore, p. 126.

 – Andreè Van Lysebeth, “Perfeziono lo yoga”, ed. Mursia, p. 204.

– Sri Govinda.

– Kuvalayananda, Dr. Gharote, Dr. Bhole.

– Gabriella Cella Al Chamali, “Respirazione distacco concentrazione meditazione”, ed. Sonzogno, p. 59.

– Mircea Eliade, Giuseppe Tucci, Stefano Piano, Oscar Botto, Giovanni Filoramo, Marilia Albanese, Fritjof Capra.

TESTI CRISTIANI

– Vangelo (anche quello commentato da Yogananda).

– Sant’Ignazio di Loyola.